A Roma, un gruppo di cittadini ha presentato alle autorità comunali un importante progetto di riqualificazione urbanistica, in ottica di inclusività green, che, denotato da caratteristiche strutturali innovative, può diventare emblema di una nuova e più attuale interpretazione degli spazi condivisi e comunitari.

Nel quartiere della Magliana - Pian Due Torri, una delle zone più densamente popolate della città, dove si stentano a trovare spazi verdi liberi da palazzi ed edifici, si staglia un'area di circa 20.000 mq, di proprietà privata, lasciata in stato di semi-abbandono.


Qui, grazie all'intervento dell'architetto Giancarlo Zema, rinomato per soluzioni di edilizia eco-sostenibile, potrebbe sorgere il "parco della gioia", spazio dedicato all'intera comunità e attrezzato per risultare perfettamente accessibile a chiunque: anziani, disabili e bambini con difficoltà motorie e cognitive.

Un progetto pilota fondato sull'inclusività

Oltre alla progettazione di orti, alla messa a dimora di alberi e piante e all'installazione di pannelli fotovoltaici per l'alimentazione di barriere fono-assorbenti, il progetto si concentra sulla creazione di accessi facilitati e su giochi inclusivi che permettano il concreto abbattimento delle barriere architettoniche, sociali e culturali.


Lo scopo sarebbe quello di creare uno spazio verde dove tutti possano condividere la gioia del gioco e del divertimento, senza alcuna limitazione.

Il "parco della gioia", nonostante le problematiche connesse alla burocrazia, si pone infatti come progetto pilota e ideale utopico per la messa a disposizione di spazi comuni adeguati alle esigenze delle fasce più deboli e disagiate.

I giochi inclusivi del parco

La progettazione delle diverse aree dedicate ai giochi dei bambini suggerisce la necessità di un luogo altamente inclusivo, dove chiunque possa partecipare, in egual misura, al divertimento.

Per creare ex novo o riadattare gli spazi verdi già esistenti in ottica di inclusività, infatti, si rendono necessarie operazioni di integrazione e progetti concreti che permettano l'accesso e l'utilizzo dei giochi in assoluta sicurezza, anche da parte dei bambini che si trovino in condizioni di disabilità o ridotta capacità motoria e/o cognitiva.

Le esigenze di tali soggetti impongono l'installazione di parchi giochi, giostre, castelli, pannelli multisensoriali e percorsi con accessi ampi, dotati di rampe con pendenze adatte alle sedie a rotelle; altalene con seggiolini speciali, denotati da elevati standard di sicurezza (come barre e protezioni anti-caduta) e giochi che stimolino le facoltà cognitive, la sensorialità e la motricità.


La non-diversità come simbolo di inclusività

Non si tratterebbe, dunque, di creare aree speciali, delimitate e differenziate, bensì di individuare nuovi standard strutturali e funzionali che possano valere per tutti. Per favorire la mobilità e le facoltà sensoriali, in modo tale da risultare perfettamente paritarie ed equamente condivisibili, è fondamentale, infatti, agevolare l'integrazione di tutti i bambini all'interno della medesima area di gioco.

Si tratta, in altre parole, di progettare e mettere a disposizione spazi e giochi innovativi, studiati secondo standard che permettano la partecipazione autonoma al gioco, senza necessitare della costante supervisione di adulti e tutori, risultando, allo stesso tempo, interessanti, piacevoli e divertenti.

Si rendono necessarie soluzioni pratiche che garantiscano l'accesso di tutti i bambini, favorendo l'ideazione di attività e l'organizzazione di giochi in totale libertà, senza barriere fisiche o sociali, dove i bambini siano messi in condizione di confrontarsi tra loro. Tra realtà e utopia, il progetto romano si pone dunque come ideale di inclusività ludica e di reale integrazione